Il 25 Novembre dell'IIS"Vaccarini" con Fnism-Catania

 Il cinema civile  apre le menti ed i cuori: arrivano dal Festival di Marano i corti di  filmaker da tutto il mondo ed una sezione è dedicata alla condizione delle donne. 



Così il 25 Novembre al Vaccarini comincia due mesi prima: discuteremo e rifletteremo sulla condizione delle donne e sul disastro della violenza partendo dai corti di Marano. 

Partecipano alla cine-civica-visione classi diverse, autonomamente guidate dalle docenti in DAD. 

I cortometraggi, dall'Italia, dall'India, dalla Francia, dalla Germania, dal Marocco,  aprono finestre sulla discriminazione, sulla  violazione di diritti fondamentali: alla sicurezza, negata anche nella casa , cioè nel luogo degli affetti familiari;  alla tutela del corpo; alla libertà di scegliere e vivere con serenità la propria vita; raccontano i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, ma anche l'intraprendenza , il coraggio di cercare vie nuove, la forza e la capacità delle donne di ricreare il mondo, fuori da stereotipi. Giocano con  le figure geometriche per rompere gli stereotipi.

Le ragazze ed i ragazzi tutti scrivono sui corti, ne discutono. Eleggono il loro preferito.

Scrivono  criticamente o poeticamente.Dei film e di sé. 

 Si emozionano. Tutte e tutti dicono che questa esperienza di scuola diversa è stata bellissima. 

Resta nel cuore il sorriso della giovane sposa che nasconde alla madre di essere picchiata da un marito violento; restano le parole della donna abusata che trova la forza di fuggire e lo sguardo della bambina che non sa trovare parole per dire che subisce l'abuso più atroce che si possa immaginare.  Fanno sorridere (e capire) i triangoli ed i cerchi che giocano illuminando sugli atereotipi.

Alla fine dell'esperienza  si è più consapevoli: chiaro e forte il messaggio che arriva dal  racconto del disastro che si consuma in questo mondo sulle donne tutte. 

Una certezza: se non sai, se non conosci i problemi , non puoi fare bene la tua parte, liberarti ed aiutare le altre donne ad essere libere e padrone delle loro vite. 

 La frase che vince e piace: "Voglio essere aiutante  perché nessuna donna subisca  nessuna forma di violenza" .

Sempre  vicine alla scuola di parità della Fnism, le donne della Fildis _Catania, anche quest'anno fanno sentire la loro voce. Inviano alle ragazze e ai ragazzi del "Vaccarini"  un messaggio che esorta le giovani donne a saper leggere le  relazioni affettive sempre con amore e rispetto per  se stesse. 

 
 










Il 25 Novembre dell’ITT “Marco Polo” di Firenze con Fnism-Catania


ECCO il  racconto della professoressa Teresa Zuffanelli

Il 25 novembre è una giornata di lotta (come il 25 aprile). Non commemorazioni, retorica alla larga, vittimismo pure. Giornata di energie e coraggio. Così abbiamo deciso di infondere un po' di coraggio a studentesse e studenti dell'itt Marco Polo di Firenze ascoltando insieme (anche se a distanza) il discorso della neo vice presidente degli Stati Uniti Kamala Harris.


Lei è la prima dice, ma con certezza afferma che non sarà l'ultima. Ecco che ragazz* riflettono sull'importanza dell'esempio, di avere qualcun* che apre la strada e cambia il concetto di normalità.

L'abitudine, la cultura: ci rendiamo conto che dettano al nostro guardo. Anche a scuola: indirizzi di studio maschili o femminili? Ma perché? Una questione di abitudine considerare strana una donna che ripara auto, come strana era una donna che vota, strana era una donna vice presidente degli Stati Uniti fino a qualche giorno fa...

Abbiamo concluso con un piccolo mattoncino: cambiamo le nostre abitudini, cambieremo (pian piano eh) il mondo.

 Ecco il testo del discorso:

“Buona sera. Grazie. John Lewis, prima di lasciarci, ha scritto che la democrazia non è uno stato, è un atto e quello che intendeva dire è che la democrazia non è garantita: dobbiamo avere una forte volontà di difenderla, salvaguardarla, non darla mai per scontata. Questo richiede una battaglia, dei sacrifici, ma anche gioia, perché noi, il popolo, abbiamo il potere di costruire un futuro migliore [...]

 

Penso alle donne, alle donne nere, asiatiche, bianche, ispaniche, nativo americane, che nel corso della storia di questo paese hanno aperto la strada per questo momento, si sono sacrificate per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti noi; penso alle donne nere che troppo spesso non sono considerate, ma sono la spina dorsale della nostra democrazia. Penso a tutte le donne che hanno lavorato per garantire il diritto di voto e che ora nel 2020 con una nuova generazione hanno votato e continuano a lottare per farsi ascoltare. Stasera voglio riflettere sulle loro battaglie, la loro determinazione, la loro capacità di vedere cioè che sarà a prescindere da quello che è stato. E questa è una testimonianza della personalità di Joe, che ha avuto il coraggio di buttare giù uno dei muri che continuavano a resistere nel nostro paese scegliendo una donna come vicepresidente.

 

Anche se sono la prima a ricoprire questa carica, non sarò l’ultima.” 

Il 25 Novembre dell' I.C. " Francesco Guglielmino" di Acicatena con #Fnism-Catania

 

Parole, racconti, riflessioni  sulla violenza contro le donne: un percorso di parole e immagini tra cinema, teatro  e conversazioni in classe.  

Gruppo di lavoro : ragazze e ragazzi della IIG  con la  prof.ssa Patrizia Salerno 

  Sensibilizzare le ragazze ed i ragazzi, abituarli ad una interpretazione critica e personale della realtà è un obiettivo fondamentale nella formazione di esseri umani consapevoli. All'inizio dell'anno scolastico abbiamo visto alcuni cortometraggi, in qualità di giurati, per il Marano ragazzi spot festival. La sezione dedicata al femminicidio, più di altre, ha suscitato interesse e stimolato riflessioni e dibattiti.

Questi sono alcuni pensieri che, nella loro semplicità, esprimono  partecipazione  e una visione  di scuola che educa alla libertà da  pregiudizi, preconcetti, condizionamenti culturali.

"Nessuna donna rinunci mai a se stessa,  abbia sempre cura di se 
stessa"- "Il femminicidio è una responsabilità comune"   "Un grande uomo è un uomo che non perde mai umanità" "Mai abbassare la guardia: prendere sempre rispetto"  (Patrizia Salerno)


 
 










A SCUOLA DI PARITA': RICERCA-AZIONE PER LA NUOVA EDUCAZIONE CIVICA Seminario di formazione docenti del 15/10/2020

 



 Introduzione

di Pina Arena

 

 

Perché il nostro seminario? Perché ora?

 

Ripartiamo con la formazione-docenti sui temi della didattica e dell’educazione alla  parità.

È la nostra settima annualità e cade in un tempo difficile e diverso che rende ancor più urgente e necessario il nostro lavoro di donne e uomini di scuola. 

 Viviamo una pandemia, un’emergenza, un cambiamento ed una crisi  epocale, sociale, economica, culturale. Una crisi che rischia di oscurare i problemi della disparità di genere, di rendere più fragili le conquiste della democrazia pari. La violenza sulle donne non si ferma, anzi  colpisce più di prima e s’inasprisce in un tempo di impoverimento dell’umanità e specialmente  delle donne. 

La violenza, faccia estrema della disparità e della discriminazione,  è un problema culturale e deve  essere al centro della riflessione a scuola, anche e  specialmente in questo tempo difficile.

  È anche tempo di cogliere, all’inizio di un anno di scuola, una grande opportunità:  entra in vigore la nuova legge relativa all’introduzione dell’educazione civica che, a mio  parere, presenta  debolezze, ma  offre una grande occasione di riflessione e sperimentazione didattica.  Dovremo riparlarne  poi,  alla fine di   percorsi  didattici realmente vissuti, per proporre modifiche e riletture motivate e costruttive. Con una certezza: la scuola può essere il centro e la via di risalita e ripensamento di un Paese e del Mondo.

 

La nuova legge lascia solo in apparente invisibilità e minorità i temi dell’educazione alla parità.

Non esplicitamente nominata nei tre titoli dei tre ambiti descritti dalle linee-guida  (Costituzione, Sostenibilità e Agenda 2030, Cittadinanza digitale), in realtà  l’educazione alla parità, è in ognuno dei tre  ambiti della legge. Certo,   da sviluppare e far emergere, con “ occhiali di genere”  per poter acquistare la sua giusta dimensione:  porsi  come   la più    trasversale  e la prima delle “educazioni “ alla democrazia e allo sviluppo.

 

-Il  limite degli spazi orari indicati, il vuoto di risorse economiche aggiuntive o il nodo della valutazione saranno alcuni degli ambiti su cui riflettere.   La stessa indefinetezza  della  disciplina,  che tanti  dubbi ed incertezze solleva,   in realtà può essere la sua forza e la vera opportunità:   ci viene dato e disegnato  un contenitore , uno spazio istituzionale da disegnare, da modulare all’interno. Ne  abbiamo i contorni, i pilastri , ma non si abita un edificio fatto di soli  pilastri, la casa è altro. Siamo chiamati a disegnarla.

 Ora tocca a noi  farne  tesoro e mettere a sistema quanto abbiamo costruito nel tempo: valorizzare  e collocare  in un  curricolo le esperienze virtuose di questi anni ed altre che vorremo creare e pensare.  Passarle ad altri insegnanti, ad altre scuole. FARLE DIVENTARE PRASSI CONDIVISE  e SISTEMA.

Terremo conto di alcuni puntelli imprescindibili della didattica di genere:  l’educazione alla parità non può essere una finestra aggiunta; deve permeare tutti  percorsi di educazione, attraversare ciascuno dei percorsi civici, aprendo prospettive diverse da cui DESTRUTTURARE LA CULTURA PATRIARCALE, del l’uomo  padrone e dominatore,  del mondo che viviamo , dispari,  verticistica, piramidale.  È  la cultura che ha creato il mondo che , lo sappiamo perché ne viviamo la crisi, va ripensato e riletto.   Destrutturare, quindi,  per costruire  su valori  civici  nuovi.  Ora partiamo  proponendo   alcune pratiche ”civiche virtuose” tra letteratura   latina, inglese, cittadinanza digitale; una preliminare riflessione sulla didattica dei genere come didattica della consapevolezza di sé  dalla scuola primaria ; una fondamentale riflessione sull’uso della lingua  e del linguaggio di genere.

Per avviare il nostro viaggio abbiamo voluto voci della scuola,   di insegnanti che hanno elaborato proposte  sperimentate.

Nei prossimi incontri avremo il racconto  delle donne e uomini   dell’università e del mondo dell’associazionismo. Restando centrale la scuola. Come da sette anni, siamo   in cooperazione con  l’IIS”G.B.Vaccarini”,  quest’anno  anche  con l’assessorato alla Cultura e all’istruzione del  Comune di  Catania e  con Asvis.  il  nostro seminario, primo di quattro,  rientra nel Festival della Sostenibilità ambientale. Il luogo: la Biblioteca pubblica Bellini di Catania, “granaio”  ci cultura antica e nuova.

Il prossimo seminario a Dicembre, sarà anche in webinar. Pubblicheremo materiali del seminario sul blog A scuola di parità.


Per gli interventi del seminario vai alla pagina dedicata.


 

 






"A scuola di parità” è il blog della Fnism-Catania per la disseminazione di esperienze educative e formative che promuovano la cultura della parità di genere.
Accoglie parole, storie, testi, proposte e racconti di esperienze realizzate da studenti ed insegnanti nelle scuole di ogni ordine e grado, in collaborazione con Associazioni, Enti, donne e uomini del mondo della Cultura.
Si propone di coltivare un progetto di scuola attenta al valore delle differenze, di sostenere il confronto tra docenti su temi e problemi dell'istruzione e dell'educazione alle differenze e alla parità per una scuola inclusiva, aperta al cambiamento, accogliente.

Il blog "A scuola di parità" è curato dalle docenti Pina Arena e Maria Pia Dell'Erba.


Per info e collaborazioni scrivere a fnismct@gmail.com

Presenze e assenze a scuola ai tempi del Covid-19

di Teresa Zuffanelli. Docente di lettere, Liceo scientifico Empoli-Firenze 





Presente! A ogni appello che si rispetti si risponde presente, se possibile con un po’ di entusiasmo. Nel primo biennio dell’istituto tecnico di Empoli, dove insegno, non faccio quasi mai appelli: entro e guardo chi è presente, mentre studentesse e studenti, come ogni giorno, adagiano brutalmente in terra zaini, finiscono di bere il caffè delle macchinette e si scambiano parole assonnate: “No prof, oggi Caio è assente”, “Strano prof, oggi siam tutti presenti!”.
La Dad è didattica senza “presenti”. Assente di certo mi sento io, quando penso a come rendere proficua questa situazione. Didattica che si vede da lontano: non mettiamo a fuoco chi la pratica, come, con chi, con quali mezzi.
Prima di ogni nuova avventura soppesiamo competenze e mezzi per affrontarla: questa volta non è andata così. Siamo partiti senza sapere niente e poi, magicamente, molti hanno iniziato a (far finta di) saper far tutto. Io sto imparando (stiamo imparando) con fatica e preoccupazioni: dopo una prima settimana di totale spaesamento ho iniziato a un po’ a capire, immaginando le vite di studenti e studentesse nel chiuso delle loro intimità. Quelle intimità che intravedo adesso come sfondo alle videolezioni, intimità che possono essere nidi o gabbie.
Il primo contatto con alunne/i e genitori è fatto di messaggi, e-mail, telefonate: con i rappresentanti di classe (anello fondamentale della catena), poi con i ragazzi più fragili. Qualche lato positivo lo intravedo. Avendo meno informazioni quotidiane da focalizzare e memorizzare, gli alunni hanno più tempo per svolgere i compiti assegnati. Servono pazienza e tempo.
Dopo aver imparato come fare lezioni online, guardandosi in faccia e magari fare due risate sui capelli scaruffati di ognuno; dopo aver capito che le attività andavano programmate per tempo, lasciando spazio alla creatività; avendo discusso insieme ai ragazzi circa il carico complessivo di lavoro e le paure di ciascuno: emerge sempre più il bisogno di svincolare le dinamiche didattiche dai rapporti di forza “in presenza”. Elemento chiave: la relazione. Se ragazzi, docenti e famiglie si relazionano, risolviamo problemi. Alunne e alunni vanno guidati negli scambi, come nell’organizzazione e nella scansione del lavoro, non più intrappolati dal suono della campanella. Con questi presupposti riesco a fare davvero didattica “ad personam”.
Speranza c’è quando vediamo come franano, e quindi non abbiano più ragione di esistere, regole che vigono in aula, dove la relazione verticale spesso arriva a soffocare la ragione di esistere di quell’aula: l’imparare insieme. Sembra ridicolo perpetuare le regole “in presenza” davanti alle webcam. Chi avrà il coraggio di seguire questa nuova forma di didattica, vivrà un’esperienza in cui vi è una condivisione orizzontale del sapere e una scelta consapevole nell’imparare, e non un’istruzione imposta dal vertice.
Ovviamente là dove la “gabbia domestica” impedisce l’apprendimento, i ragazzi si trasformano in individui soli e perduti. Perduti nel mare di parole scritte e dette “in lontananza” perché parlano poco o niente italiano; persi dietro muri invalicabili coloro che hanno disabilità legate alla socializzazione; perso chi ha genitori violenti e distanti; persi coloro che devono quotidianamente riconfermare autonomia e conoscenze per non vederle svanire nel vento. I “perduti” sono coloro che per primi dovrebbero rientrare a scuola, per uscire dalla gabbia e ricominciare a condividere.
Inesorabile, con la didattica a distanza, si è mostrato anche il nodo della valutazione. “Prof, ma perché fate verifiche se poi si passa tutti?”; “Il prossimo anno si faranno compiti sugli argomenti svolti online?”. Rispondo che non lo so, che sono incerta e spaesata come loro e non ho risposte, che dobbiamo tutti leggere, studiare, scervellarci per trovare soluzioni inedite. Poi parto con la mia filippica, nel cuore della quale c’è il motivo per cui a mio avviso la scuola esiste: si fa scuola per imparare e/a stare insieme, per correggerci, per graffiarci nel profondo scoprendo la nostra inadeguatezza, per tirare un sospiro e subito rimetterci a correre. Ora siamo tutti in mare aperto a cercare qualcosa che assomigli a ciò che conosciamo e, temendo di non trovarlo, iniziamo a pensare diversamente…
A me quest’anno viene una gran voglia di usare il timbro del Maestro Manzi per tutti/e: fa quel che può. Quel che non può non fa..

"Prime donne" di Marisa La Spina e le donne riemergono


Un progetto di scuola che può diventare un percorso permanente. 
Tre donne: la prima, l'autrice,  è una  studente sensibile e determinata, consapevole e desiderosa di contribuire ad un mondo di parità. 
La seconda è un'insegnante che apre prospettive nuove nel racconto della storia. 
La terza: un’altra insegnante che suggerisce un uso sapiente della multimedialità. Ed ecco un risultato pregevole, nuovo ed anche utile: un libro multimediale dedicato alle donne che la storia ha, colpevolmente, dimenticato e cancellato. 
Racconta la professoressa  Lorena Salerno, docente referente del progetto: “Nei libri di storia è inesistente lo spazio riservato alle donne, questo libro nasce con questa consapevolezza. 
Marisa La Spina, studentessa di una quarta classe dell’istituto odontotecnico “Fermi Eredia” di Catania ha raccolto, catalogato, ordinato il materiale biografico di alcune figure femminili che si sono distinte per coraggio e audacia nel corso del periodo storico del ‘700 e ‘800, le cosiddette donne “trasparenti.” Il lavoro si è svolto durante l’intero anno scolastico nell’ambito delle attività programmate  di italiano e storia,   e nel periodo della dad ha “visto la luce... Dopo la fase di ricerca e di organizzazione del materiale scelto, la   prof.ssa Rosa Salerno, animatrice digitale, ci ha insegnato la struttura del libro digitale che diversamente dal libro stampato prevede l’uso dell’ausilio informatico con inserimento di video, link, foto, audio recitati dalla stessa alunna. Un lavoro di didattica nel quale tradizione e innovazione, saperi e cittadinanza  si compongono. Il progetto prevedeva, inoltre, una sorta di disseminazione nelle altre classi ma le difficoltà nate dall’improvvisa sospensione dell’anno scolastico non hanno permesso l’attuazione della parte pratica. Estremamente positivo il bilancio di questa esperienza in un contesto prevalentemente maschile, esperienza che ha arricchito anche la mia professione. Dal lavoro delle donne sulle donne nasce la forza dei cambiamenti e veicolare questi messaggi diventa fondamentale per superare gli stereotipi di genere.” Questa è la scuola che contibuisce all'equiparità del mondo nuovo che vorremmo.

Il libro di Marisa La Spina  è fruibile al link 




DAD: fare di necessità virtù, dal magister erectus al magister sapiens.



di Luca Amore insegnante di Matematica e Fisica. Liceo scientifico Catania



In questo periodo si è spesso parlato di salto di specie: bastava accendere la TV o collegarsi ad un forum che già trovavi un virologo o un esperto (o un sedicente tale) che ti propinava la teoria accreditata su come il  COVID-19 sia transitato dal pipistrello al pangolino (che prima di allora non avevamo mai sentito nominare) e da quest'ultimo all'uomo. Qualcuno per darsi un tono te lo pronunciava anche in inglese “spillover”.
Mentre eravamo presi da queste teorie e ognuno di noi si addentrava nei meandri della biologia, delle sequenze del DNA e della proteina spike, ci sfuggiva  un altro salto di specie o,  come  un antropologo forse avrebbe detto,  semplicemente un tassello della catena evolutiva: dal magister erectus al magister sapiens.
La classe docente, da tempo   divisa in due fazioni – per la prima    il computer è un orpello inutile che ottunde le menti,   per  la seconda il computer va utilizzato per svolgere qualunque attività (anche elementare)- ora si è ritrovata corpo unico e le due categorie di insegnanti sono   confluite in una nuova specie docente.
Questa evoluzione, come tutte le evoluzioni, è stata possibile perché si sono presentate le condizioni favorevoli affinché si affermasse questo nuovo tipo di docente.
Noi  insegnanti ci siamo trovati a fruire esclusivamente dei nuovi strumenti, di contro rimpiangendo la semplicità e la leggerezza della “bassa tecnologia” con  gesso e lavagna.
Ognuno di noi potrebbe soffermarsi a riflettere su quanto tempo sarebbe stato necessario in tempi di normalità  per acquisire le competenze sviluppate in questo straordinario periodo, su quanti corsi di aggiornamento avrebbe   dovuto seguire, magari    distrattamente e  controvoglia.
Tra i docenti c'era ancora chi aveva mal digerito l'avvento del registro elettronico e periodicamente si faceva promotore di un ritorno al cartaceo: ed  invece eccolo qua il “lockdown” e quello che non è avvenuto in vent'anni è avvenuto in un paio di mesi.
È ovvio che   avremmo fatto volentieri a meno di questa emergenza e acquisito placidamente  competenze tecniche: ma così non è stato, non ci è stato chiesto di scegliere ed abbiamo fatto di necessità virtù.
In realtà questo brusco cambiamento ha riguardato anche i nostri alunni e le nostre alunne: nel nostro immaginario i ragazzi e le ragazze  sono naturalmente  portati  alla tecnologia, ma   in realtà sono regrediti negli ultimi anni   nell'uso  del computer   perché l'avvento dello smartphone ha fagocitato il loro tempo e spesso ahimè anche i loro interessi.
Infatti, pur avendo alunni “smanettoni” con lo smartphone, non è stato poi così raro avere ragazzi che non sanno aprire la posta elettronica o che hanno seri problemi con l'account.
In particolare i miei ragazzi hanno molto apprezzato le videolezioni asincrone, che a me richiedono  un tempo infinito per la loro realizzazione ma a loro danno la grande opportunità di rilettura degli argomenti svolti.
Ma diciamoci la verità:  chi di noi preferirebbe questo tipo di lezione alla lezione  in classe?
Qui viene a mancare  l’autentica  comunicazione non verbale, in entrambi i sensi  di trasmissione.
Chi come me coltiva il motto “ludendo docere” e fa dell'empatia   uno strumento fondamentale della propria azione didattica, non può che attendere con ansia il ritorno in classe.
Durante le lezioni in classe sono in moto perpetuo e credevo che questo mio necessario girovagare potesse infastidire qualche studente, invece con sorpresa     mi sono congedato dalle mie classi  con la comune speranza   che possa tornare di nuovo in orbita attorno a loro. 

La Dad dal punto di vista del cuore


La Dad dal punto di vista del cuore di Patrizia Salerno-docente di lettere-Scuola
Media-Acicatena

La DAD dal punto di vista del cuore: malinconia, assenza, vuoto. Non potere attraverso sguardi, gesti, sorrisi, complicità, cogliere il malessere, la gioia, i sentimenti dei miei ragazzi perché uno schermo è un filtro freddo e privo di vita che mistifica e pone un'arida barriera.
La DAD dal punto di vista "istituzionale": un insieme rivoltante di falsità.
Un terreno pietroso non produce frutto, una didattica senza possibilità dialettica, che non è pura trasmissione di saperi ma implica scambio, è arida e non stimola crescita, impedisce al pensiero critico- analitico, di sbocciare, "rattrappisce" il concetto di cultura. Volere rivestire di legalità e credibilità tutto questo è inaccettabile per tutti coloro che non solo fanno scuola ma sono la scuola, sono fra i responsabili della futura Umanità.
Provo rabbia, ribellione, risentimento.
  La scuola è luogo di persone che s'incontrano e crescono, non di macchine.Ho bisogno di far rivivere il cuore in quel meraviglioso mondo che lega docente e discente, che  mi lega  ai miei  meravigliosi ragazzi e ragazze.

Passione: il “filo di lana” che ci lega


di Silvia Desideri insegnante di lettere I.I.S. “G.Ferraris-F.Brunelleschi” Empoli (FI)


L’eccezionale situazione, che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, ha messo sotto i riflettori l’urgenza di attivare la modalità di didattica a distanza, unico modo per mantenere   non solo la funzione del lavoro didattico, ma anche il legame cognitivo ed emotivo tra scuola, studenti e famiglie.
Nonostante ciò, la scuola a distanza non può e non potrà sostituirsi al lavoro in presenza, alla relazione educativa in aula, in cui discenti e docenti comunicano non solo con le parole, i libri, i video, gli strumenti tecnologici, ma soprattutto con gli sguardi, l’incontro fisico e l’empatia, indispensabili per la formazione della persona e del cittadino. Le tecnologie, o meglio le tecnologie di apprendimento, ci hanno offerto e ci offrono l’opportunità di continuare il rapporto didattico con i nostri studenti e di “stare in contatto” con loro, ma non ci permettono un rapporto di vicinanza fisica in classe, giorno dopo giorno. La fissità di uno schermo non fa trasparire emozioni, sgomento, paure, angosce e/o speranze.L’emergenza Covid-19 ci ha colti tutti impreparati, il cambiamento è stato repentino e ha messo in evidenza le differenze economiche e culturali. Il nostro Istituto ha aiutato, in tal senso, studenti e  famiglie in difficoltà, ma non ha potuto, certo, supplire agli improvvisi blackout, al malfunzionamento della connessione, o alla mancanza di un ambiente adeguato per poter partecipare alle lezioni; qualcuno ha intorno fratelli, sorelle o cugini vocianti; qualcuno si trova nel ripostiglio con la lavatrice e gli indumenti da lavare etc. Noi insegnanti, per ovviare a tali eterogeneità di situazioni e condizioni, siamo stati flessibili e ci siamo messi a disposizione per assistere i ragazzi in qualsiasi momento della giornata.
Il lavoro che sta dietro alla didattica a distanza è stato ed è, notevole e incalcolabile, per rendere accessibile la lezione, che manca di empatia, di condivisione fisica e di gestualità, gli insegnanti hanno dovuto ripensare e reinventare una didattica diversa. Cercando di ovviare all’eterogeneità di situazioni e condizioni delle famiglie, che ha reso e rende ancor più difficile il nostro lavoro di insegnanti.In tal contesto, il sapere e la conoscenza devono essere rivalutati come “antidoti” che ci rendono più forti e più potenti. Pensiamo agli occhi puntati che tutti noi abbiamo in questo periodo sulla scienza, sugli scienziati e sui biologi, che si basano proprio su una ricerca continua. Pertanto, conoscere, sapere, imparare sono atti necessari irrinunciabili e non rinviabili. Come docente referente di vari progetti, quali, per esempio, il Laboratorio Teatrale e lo Scrilab con produzione di cortometraggi, mi è sembrato opportuno, continuare le attività pomeridiane, con tutte le difficoltà dovute alla distanza, alla condizione di separatezza e alla surreale situazione, per creare occasioni di reiterata socializzazione in un ambiente condiviso, seppur virtuale. Importante per “nutrire” lo spirito degli studenti, per allontanarli il meno possibile dalla quotidianità, per dare loro una speranza, la possibilità di essere utili alla società e cercare di trasformare un periodo di paure ed incertezze in un momento di crescita. In tutto ciò è stata fondamentale la partecipazione di alcuni studenti, già diplomati, attraverso il "filo di lana" che li lega all'Istituto. Ciascuno di loro ha messo a disposizione la propria fantasia, le proprie competenze collaborando per uno scopo comune, rafforzando pertanto il senso di comunità. Gli incontri avvenuti nella nostra “agorà virtuale” sono stati fondamentali per imparare, collaborare, infondere autostima, crescere personalmente e culturalmente, definendo la propria individualità all’interno del gruppo (anche se a distanza). Il compito della scuola, infatti, non è solo preparare ad una professione, ma anche insegnare ad esercitare autonomamente il proprio pensiero critico. Da Marzo in poi, quindi, per esempio l’attività del Laboratorio Teatrale ha proseguito online. Piccoli gruppi interscambiabili si sono alternati, quotidianamente. Mancando la dimensione fisica del teatro, dello spazio collettivo, della voce spiegata, dei gesti grandi, della forza, dell’intensità, della felicità, abbiamo scelto di adattarci al tempo: voci e volti raccolti da dispositivi individuali, piccole e grandi isole. “Arcipelaghi”. Anche per l’attività dello Scrilab gli obiettivi inizialmente prefissati sono stati rimodulati sulla situazione, sulla riflessione e documentazione dell’emergenza attuale.Forse, da questa esperienza usciremo cambiati. La pandemia ha messo in crisi la nostra routine, le nostre certezze, ma ha rafforzato il senso di appartenenza al proprio Istituto, alla propria Regione e al proprio Paese.