Indicazioni e suggerimenti di lettura per il progetto "Sguardi di parità per una nuova educazione civica"

    "Sguardi di parità per una nuova educazione civica" 

Proposte di letture e di incontro con esperienze didattiche e formative  per promuovere la parità a scuola .

*I materiali relativi agli incontri del 23 febbraio e del 18 marzo si possono consultare sulle relative pagine in questo blog 

               

1-Partiamo dall'Appello "Basta libri senza donne" , nato dal nostro progetto, per iniziativa di Nadia Verdile e Pina Arena 

 Ecco il link per leggere   http://chng.it/qBwwD7sf




2-Contrastare la violenza: buone pratiche da imitare

https://www.argocatania.org/2017/11/26/pari-amore-uno-sportello-di-ascolto-per-prevenire-la-violenza-di-genere/


-Sui nostri percorsi condivisi di parità anche  per la formazione-docenti

-“Educare alla parità” in “Eco della scuola nuova” : pp7-8. https://issuu.com/paolafarina_fnism/docs/2019_1_2_eco

 

-“Scuola aperta alle pari opportunità” in “Eco della scuola nuova” : p. 31 .

https://issuu.com/paolafarina_fnism/docs/2018_1_2_eco

 

-Il progetto di parità della Fnism-Catania per il 25 novembre

 https://www.dols.it/2020/12/05/la-scuola-comunita-reale-contro-la-violenza-in-tempo-di-pandemia-e-dad/

 

 4-Sulla lingua sessista

“Il linguaggio sessista ” in “Eco della scuola nuova” : p. 9 .

https://issuu.com/paolafarina_fnism/docs/2019_1_2_eco


5--“La parità attraverso la lettura ed  il gioco della rilettura dei racconti e delle fiabe

“Biancaneve si è svegliata” in  Dol’s Magazine

https://www.dols.it/2019/12/06/biancaneve-si-e-svegliata-a-marano-e-riparte-da-li/

 

-Una proposta di lettura per adolescenti. “Chiamarlo amore non si può”

https://www.ilcarrettinonews.it/chiamarlo-amore-non-si-puo/  

 

-Una proposta di lettura sulla condizione delle donne migranti:

https://www.ilcarrettinonews.it/trenta-donne-migranti-per-un-nuovo-umanesimo/


6--Per la scuola  primaria ( acura di paola Cinquerrui): -un  modello  di educazione civica in ottica di genere
















I Giornata di formazione-23 Febbraio 2021 -Materiale di studio-Studio-Storia -"Francesca Serio", a cura di Francesco Blandi

 I Giornata di formazione-23 Febbraio 2021 -Materiale di studio-Studio-Storia -"L'altra storia: Francesca Serio

a cura  di Francesco Blandi   


























































I Giornata di formazione-23 Febbraio 2021 -Materiale di studio-Letteratura

"Letteratura sostantivo femminile a cura di Nadia Verdile 



  
























I Giornata di formazione-23 Febbraio 2021 -Materiale di studio-Linguaggi

 




  -La lingua è una questione democratica-di Stefania Cavagnoli 

Il potere delle parole: la lingua come atto democratico 

https://grammaticaesessismo.com/2020/05/24/il-potere-delle-parole-la-lingua-come-atto-democratico-treccani-it-24-maggio-2020/


Parlare e scrivere di lingua è allo stesso tempo difficile e molto facile: coloro che parlano una determinata lingua hanno, o dovrebbero avere, una competenza metalinguistica, usando la lingua non solo per comunicare, ma anche per riflettere sui fenomeni linguistici della quotidianità. La centralità della parola è stata per molto tempo la chiave di lettura della linguistica rispetto al linguaggio e alla lingua: dimensione astratta, condivisa dagli esseri umani e legata al pensiero il primo, realizzazione concreta del linguaggio in un determinato contesto storico, sociale, economico e culturale la seconda.

 

Le parole servono principalmente per due finalità: per pensare, imparare, e per mettersi in relazione. Attività che svolgiamo attraverso modalità che sono lo scritto e la forma orale, a cui si è aggiunta anche la forma del trasmesso, e in particolare la comunicazione web, che ancora di più ha bisogno di regole con il primo obiettivo di trasmettere in modo adeguato il messaggio, il pensiero di chi comunica. Una comunicazione non adeguata non solo non raggiunge i propri obiettivi, ma modifica la relazione comunicativa fra le persone. Soprattutto quando si comunica in modo asimmetrico, come succede fra professionisti e non esperti, una comunicazione non attenta, non precisa, non adeguata all’interlocutore/interlocutrice può creare grandi danni. Le parole infatti hanno un grande potere, che aumenta con la maggior conoscenza linguistica di chi parla. E in una comunicazione asimmetrica, aumenta per chi ricopre la posizione più forte. Chi conosce più parole ha sempre maggior potere, e non solo comunicativo. E chi ha più potere ha anche più possibilità di modificare, di cambiare la realtà e la comunicazione, usando le parole in modo consapevole.

 

L’abitudine e la routine permettono la comunicazione veloce, spontanea, incisiva: ma la consapevolezza di tali processi è fondamentale per esprimersi in modo consono al contesto in cui ci si trova. È attraverso l’uso linguistico che certe abitudini negative possono essere modificate. E siamo noi, attraverso le nostre espressioni, a farlo cambiare. Per questo motivo è necessario riflettere sul ruolo della parola, a partire dalla formazione scolastica e familiare. Le parole pesano, e non sono interscambiabili, cambiano nel tempo perché cambia la loro percezione, la connotazione positiva o negativa. Basti pensare ad esempi come spazzino, che è diventato operatore ecologico. È un discorso che rimanda alla percezione di chi ascolta, che si forma nel contesto sociale. Lo stesso vale per disabile, diversamente abile, ma anche per l’asimmetria quando si apostrofa un uomo o una donna. Il primo è spesso dottore, la seconda è spesso signora, indipendentemente dalla sua professione o dal suo grado di specializzazione.

 

Negli ultimi anni si parla sempre di più di lingua di genere. L’incremento della presenza delle donne nella vita pubblica, politica e professionale e l’esigenza di fare chiarezza, di trovare modi adeguati di dire, sono in realtà antiche; il libro di riferimento, per la lingua italiana, è il volume pubblicato nel 1987 da Alma Sabatini, per i tipi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal titolo Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua. C’è bisogno di dare un nome alle cose, e nello specifico, alle persone. La lingua funziona così, e non solo nell’ambito del genere. Con i suoi meccanismi di risemantizzazione, o di flessione, o di neologismo, si adegua alla nuova realtà. Di solito, i parlanti e le parlanti di una lingua accettano le nuove forme, le usano, soprattutto se sono esterofile, rimandano a lingue diverse; poche sono le persone che si innervosiscono di fronte a nuove forme, che possono suonare “strane”, come tutte quelle forme legate ai social e alla comunicazione informatica. Tale accettazione invece sparisce quando le nuove parole sono legate alle donne, e soprattutto ai loro ruoli professionali di potere.

 

La lingua è il costrutto di una società, è la conseguenza di un ambiente, e di un modo di pensare. La lingua crea la realtà, e la descrive. La questione è quindi se, attraverso la lingua, ci interessa rappresentare la realtà attuale, in cui le cariche sono rappresentate da donne e uomini, o semplicemente continuare a riproporre una visione linguistica tradizionale che non è (più) reale. Una rappresentazione al maschile non descrive la realtà in cui viviamo, in cui una donna è la più alta carica del Senato, in cui alcune donne sono a capo di un ministero, in cui nelle principali istituzioni europee e internazionali i ruoli dirigenti sono spesso coperti da donne.

 

La lingua è uno strumento di riconoscimento dei cambiamenti e serve per agevolare le modifiche della realtà.

Non reggono quindi le motivazioni della caratterizzazione neutra delle cariche, che neutra non è ma è sempre al maschile. Non regge nemmeno la motivazione del “si è sempre detto così”. La lingua cambia e noi la usiamo adattandola alle situazioni. “Suonare male” in linguistica significa che i e le parlanti non si sono ancora abituati/e a quel suono. E l’abitudine si forma usando la lingua. Battersi per il riconoscimento delle differenze di genere significa in primo luogo partire dalla lingua, che descrive, marca, scompone tali differenze. Non è quindi una questione marginale, ma centrale. È questione del riconoscimento di chi parla e viene chiamato. Se non si riconosce questo, difficilmente la situazione e la percezione cambieranno.

 

Al fondo di tutte queste resistenze c’è un rapporto di potere. Evidentemente il maschile è considerato più importante, e lo dimostrano le donne che implicitamente e esplicitamente, attribuiscono al genere maschile un potere maggiore rispetto all’uso del femminile.

È questo il vero problema, di cui si deve discutere, su cui bisogna confrontarsi. Soprattutto negli ordini professionali, nelle sedi rappresentative, nelle università, negli organi di stampa. Le regole grammaticali sono chiare, ed esistono parecchi strumenti per chiarire gli eventuali dubbi, in forma di pubblicazioni e vademecum, oltre alla riflessione scientifica che in Italia è presente almeno dagli anni Ottanta del secolo scorso. Il problema non è relativo ad un semplice cambio di desinenza, ma è una questione più profonda, che tocca le viscere di chi parla, e che spesso, proprio per questo motivo, suscita due reazioni, ben prevedibili: o si fa passare il tema come una questione di lana caprina, che occupa spazio rispetto a problemi ben più grossi, oppure dà vita a reazioni stizzite, inverosimili, esagerate. Entrambi i poli non rendono giustizia al tema.

 

Le indicazioni dell’Accademia della Crusca sull’uso del femminile si rifanno alle professioni di livello, alle cariche istituzionali, perché non c’è necessità di ribadirlo per le professioni considerate meno prestigiose (maestra, infermiera, operaia, fiorista…). Se applicassimo la grammatica a tutti casi allo stesso modo nessuno/a si risentirebbe alla parola ministra, procuratrice, sindaca, avvocata. L’uso di una lingua che considera il genere una cosa seria contribuisce a costruire una cultura che tenga conto delle differenze, e che allo stesso tempo rappresenti tutti/e coloro che partecipano alla vita sociale, economica e politica.

 

Cosa è possibile fare per cambiare la situazione? Educare ad un uso corretto ed adeguato della lingua italiana.

Due sono i piani, che vanno tenuti ben distinti; quello personale, che non ricorre a sanzione, ed è bene che sia così: è la persona che decide come utilizzare la lingua italiana nella sua comunicazione. E quello istituzionale, che ha il dovere di precisione e correttezza, e che quindi deve utilizzare una lingua adeguata al genere. La grammatica della parità, oltre ad avere l'obiettivo di rappresentare l'effettiva presenza delle donne anche in professioni considerate alte, serve a fare maggiore chiarezza. Questo aspetto ha rilevanza anche da un punto di vista giuridico.

Siamo noi a decidere come usare le parole, e il tono, la prosodia, la mimica e la gestualità che le accompagnano. Usare le parole per costruire o per distruggere è nella nostra libertà. Le parole sono democratiche e libere, non sono privilegio di pochi, ma patrimonio di tutti/e.


2)-La lingua è una cosa seria di Stefania Cavagnoli  https://grammaticaesessismo.com/2020/12/10/la-lingua-e-una-cosa-seria-come-non-discriminare-con-le-parole/


 



                      "SGUARDI DI PARITA' PER UNA NUOVA EDUCAZIONE CIVICA"

                                                                        -percorso di formazione-docenti-


Il 23 Febbraio 2021 prende avvio   il percorso di formazione-docenti "SGUARDI DI PARITA' PER UNA NUOVA EDUCAZIONE CIVICA" sui temi e le problematiche dell’educazione alla parità di genere, per aprire  sguardi  nuovi nell’insegnamento dell’Educazione civica e proporre possibili vie da percorrere e condividere.

Riteniamo che l’educazione alle pari opportunità debba attraversare trasversalmente ogni insegnamento per contribuire alla fondamentale formazione di identità libere e consapevoli,  di cittadine e cittadini  che abitano un Paese democratico con responsabilità, diritti, doveri e  opportunità pari.

La trasversalità dell’insegnamento dell’educazione civica sposa la trasversalità dell’educazione alla differenza di genere e alle pari opportunità.

Intendiamo aprire spazi  di riflessione in diversi ambiti disciplinari,  declinabili  come percorsi di cittadinanza pari, attraversando tutti e tre  i nuclei tematici   proposti dalla  Legge 20 agosto 2019, n. 92  sull’“Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”.

L’iniziativa si colloca in un percorso permanente di formazione-docenti per la parità avviato dal 2014/2015 da   Fnism –Catania in collaborazione con l’IIS”Vaccarini” di Catania. 

Pubblicheremo su questa pagina  materiali di formazione,  informazioni ed indicazioni  organizzative.



 





 La Fnism e l'Assessorato alla Pubblica Istruzione e alle Attività e Beni Culturali del Comune di Catania promuovono l'iniziativa


A SCUOLA CON IL MAESTRO LEONARDO SCIASCIA

e invitano le/gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori, singolarmente o in gruppo, alla lettura dell'opera di Leonardo Sciascia e alla produzione di elaborati ispirati ai suoi libri sui seguenti temi:

1. Le donne nell'opera di Sciascia

2. Giustizia e impegno civile

3. Mafia e politica

4. Sciascia e la Sicilia

5. Scienza e letteratura nell'opera di Sciascia

6. l'opera di Sciascia tra letteratura e cinema


Le opere prodotte rientreranno in una delle seguenti tipologie:

a) SCRITTURA: racconti, recensioni, articoli di giornale, saggi

b) Fumetti, dipinti o sculture

c) Creazione di un gioco

d) Cortometraggio o produzione multimediale


Le opere prodotte saranno raccolte e presentate in occasione di una manifestazione che si terrà all'inizio di maggio in rete o, qualora fosse possibile, al Palazzo della Cultura di Catania.

Per chiarimenti e informazioni:

pina.arena@mail.com

sabrina.murabito@comune.catania.it


Oltre alla lettura integrale di un'opera di Sciascia o di brani antologici selezionati secondo il tema scelto tra quelli proposti, suggeriamo una breve bibliografia tratta dal sito della Treccani:

Per la vita e l’itinerario intellettuale di Sciascia si vedano la biografia di M. Collura, Il maestro di Regalpetra. Vita di L. S., Milano 1996, e varie monografie, tra cui: C. Ambroise, Invito alla lettura di L. S., Milano 1974 (aggiornato al 1989); A. Di Grado, L. S., Marina di Patti 1986; M. Onofri, Storia di S., Roma-Bari 1994 e 2004; G. Traina, L. S., Milano 1999; G. Lombardo, Il critico collaterale. L. S. e i suoi editori, Milano 2008; E. Macaluso, L. S. e i comunisti, Milano 2010; P. Milone, S.: memoria e destino. La musica dell’uomo solo tra Debenedetti, Calvino e Pasolini, Caltanissetta-Roma 2011; I. Pupo, In un mare di ritagli. Su S. raro e disperso, Acireale-Roma 2011. Dal 2011 l’Associazione Amici di L. Sciascia promuove la rivista di studi sciasciani Todomodo e la collana Sciascia scrittore europeo.

SITI:

http://www.fondazioneleonardosciascia.it/

https://www.amicisciascia.it/

https://www.ilmessaggero.it/televisione/leonardo_sciascia_nascita_morte_rai_figlia_programma_celebrazioni-5684679.html


VIDEO:

https://youtu.be/RPm1vzgyobk

https://youtu.be/Lh4DC39FmNU

https://youtu.be/kHvL5MB-PtU

https://youtu.be/G3hopSuRBlU

https://youtu.be/GldEtGUKws0

https://youtu.be/jTELvpJqwtY

https://youtu.be/QUsLdAGS-Eo