I Giornata di formazione-23 Febbraio 2021 -Materiale di studio-Studio-Storia -"L'altra storia: Francesca Serio"
a cura di Francesco Blandi
I Giornata di formazione-23 Febbraio 2021 -Materiale di studio-Studio-Storia -"L'altra storia: Francesca Serio"
a cura di Francesco Blandi
-La lingua è una questione democratica-di Stefania Cavagnoli
Le parole servono principalmente per due finalità: per pensare, imparare, e per mettersi in relazione. Attività che svolgiamo attraverso modalità che sono lo scritto e la forma orale, a cui si è aggiunta anche la forma del trasmesso, e in particolare la comunicazione web, che ancora di più ha bisogno di regole con il primo obiettivo di trasmettere in modo adeguato il messaggio, il pensiero di chi comunica. Una comunicazione non adeguata non solo non raggiunge i propri obiettivi, ma modifica la relazione comunicativa fra le persone. Soprattutto quando si comunica in modo asimmetrico, come succede fra professionisti e non esperti, una comunicazione non attenta, non precisa, non adeguata all’interlocutore/interlocutrice può creare grandi danni. Le parole infatti hanno un grande potere, che aumenta con la maggior conoscenza linguistica di chi parla. E in una comunicazione asimmetrica, aumenta per chi ricopre la posizione più forte. Chi conosce più parole ha sempre maggior potere, e non solo comunicativo. E chi ha più potere ha anche più possibilità di modificare, di cambiare la realtà e la comunicazione, usando le parole in modo consapevole.
L’abitudine e la routine permettono la comunicazione veloce, spontanea, incisiva: ma la consapevolezza di tali processi è fondamentale per esprimersi in modo consono al contesto in cui ci si trova. È attraverso l’uso linguistico che certe abitudini negative possono essere modificate. E siamo noi, attraverso le nostre espressioni, a farlo cambiare. Per questo motivo è necessario riflettere sul ruolo della parola, a partire dalla formazione scolastica e familiare. Le parole pesano, e non sono interscambiabili, cambiano nel tempo perché cambia la loro percezione, la connotazione positiva o negativa. Basti pensare ad esempi come spazzino, che è diventato operatore ecologico. È un discorso che rimanda alla percezione di chi ascolta, che si forma nel contesto sociale. Lo stesso vale per disabile, diversamente abile, ma anche per l’asimmetria quando si apostrofa un uomo o una donna. Il primo è spesso dottore, la seconda è spesso signora, indipendentemente dalla sua professione o dal suo grado di specializzazione.
Negli ultimi anni si parla sempre di più di lingua di genere. L’incremento della presenza delle donne nella vita pubblica, politica e professionale e l’esigenza di fare chiarezza, di trovare modi adeguati di dire, sono in realtà antiche; il libro di riferimento, per la lingua italiana, è il volume pubblicato nel 1987 da Alma Sabatini, per i tipi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal titolo Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua. C’è bisogno di dare un nome alle cose, e nello specifico, alle persone. La lingua funziona così, e non solo nell’ambito del genere. Con i suoi meccanismi di risemantizzazione, o di flessione, o di neologismo, si adegua alla nuova realtà. Di solito, i parlanti e le parlanti di una lingua accettano le nuove forme, le usano, soprattutto se sono esterofile, rimandano a lingue diverse; poche sono le persone che si innervosiscono di fronte a nuove forme, che possono suonare “strane”, come tutte quelle forme legate ai social e alla comunicazione informatica. Tale accettazione invece sparisce quando le nuove parole sono legate alle donne, e soprattutto ai loro ruoli professionali di potere.
La lingua è il costrutto di una società, è la conseguenza di un ambiente, e di un modo di pensare. La lingua crea la realtà, e la descrive. La questione è quindi se, attraverso la lingua, ci interessa rappresentare la realtà attuale, in cui le cariche sono rappresentate da donne e uomini, o semplicemente continuare a riproporre una visione linguistica tradizionale che non è (più) reale. Una rappresentazione al maschile non descrive la realtà in cui viviamo, in cui una donna è la più alta carica del Senato, in cui alcune donne sono a capo di un ministero, in cui nelle principali istituzioni europee e internazionali i ruoli dirigenti sono spesso coperti da donne.
La lingua è uno strumento di riconoscimento dei cambiamenti e serve per agevolare le modifiche della realtà.
Non reggono quindi le motivazioni della caratterizzazione neutra delle cariche, che neutra non è ma è sempre al maschile. Non regge nemmeno la motivazione del “si è sempre detto così”. La lingua cambia e noi la usiamo adattandola alle situazioni. “Suonare male” in linguistica significa che i e le parlanti non si sono ancora abituati/e a quel suono. E l’abitudine si forma usando la lingua. Battersi per il riconoscimento delle differenze di genere significa in primo luogo partire dalla lingua, che descrive, marca, scompone tali differenze. Non è quindi una questione marginale, ma centrale. È questione del riconoscimento di chi parla e viene chiamato. Se non si riconosce questo, difficilmente la situazione e la percezione cambieranno.
Al fondo di tutte queste resistenze c’è un rapporto di potere. Evidentemente il maschile è considerato più importante, e lo dimostrano le donne che implicitamente e esplicitamente, attribuiscono al genere maschile un potere maggiore rispetto all’uso del femminile.
È questo il vero problema, di cui si deve discutere, su cui bisogna confrontarsi. Soprattutto negli ordini professionali, nelle sedi rappresentative, nelle università, negli organi di stampa. Le regole grammaticali sono chiare, ed esistono parecchi strumenti per chiarire gli eventuali dubbi, in forma di pubblicazioni e vademecum, oltre alla riflessione scientifica che in Italia è presente almeno dagli anni Ottanta del secolo scorso. Il problema non è relativo ad un semplice cambio di desinenza, ma è una questione più profonda, che tocca le viscere di chi parla, e che spesso, proprio per questo motivo, suscita due reazioni, ben prevedibili: o si fa passare il tema come una questione di lana caprina, che occupa spazio rispetto a problemi ben più grossi, oppure dà vita a reazioni stizzite, inverosimili, esagerate. Entrambi i poli non rendono giustizia al tema.
Le indicazioni dell’Accademia della Crusca sull’uso del femminile si rifanno alle professioni di livello, alle cariche istituzionali, perché non c’è necessità di ribadirlo per le professioni considerate meno prestigiose (maestra, infermiera, operaia, fiorista…). Se applicassimo la grammatica a tutti casi allo stesso modo nessuno/a si risentirebbe alla parola ministra, procuratrice, sindaca, avvocata. L’uso di una lingua che considera il genere una cosa seria contribuisce a costruire una cultura che tenga conto delle differenze, e che allo stesso tempo rappresenti tutti/e coloro che partecipano alla vita sociale, economica e politica.
Cosa è possibile fare per cambiare la situazione? Educare ad un uso corretto ed adeguato della lingua italiana.
Due sono i piani, che vanno tenuti ben distinti; quello personale, che non ricorre a sanzione, ed è bene che sia così: è la persona che decide come utilizzare la lingua italiana nella sua comunicazione. E quello istituzionale, che ha il dovere di precisione e correttezza, e che quindi deve utilizzare una lingua adeguata al genere. La grammatica della parità, oltre ad avere l'obiettivo di rappresentare l'effettiva presenza delle donne anche in professioni considerate alte, serve a fare maggiore chiarezza. Questo aspetto ha rilevanza anche da un punto di vista giuridico.
Siamo noi a decidere come usare le parole, e il tono, la prosodia, la mimica e la gestualità che le accompagnano. Usare le parole per costruire o per distruggere è nella nostra libertà. Le parole sono democratiche e libere, non sono privilegio di pochi, ma patrimonio di tutti/e.
2)-La lingua è una cosa seria di Stefania Cavagnoli https://grammaticaesessismo.com/2020/12/10/la-lingua-e-una-cosa-seria-come-non-discriminare-con-le-parole/
"SGUARDI DI PARITA' PER UNA NUOVA EDUCAZIONE CIVICA"
-percorso di formazione-docenti-
Il 23 Febbraio 2021 prende avvio il percorso di formazione-docenti "SGUARDI DI PARITA' PER UNA NUOVA EDUCAZIONE CIVICA" sui temi e le problematiche dell’educazione alla parità di genere, per aprire sguardi nuovi nell’insegnamento dell’Educazione civica e proporre possibili vie da percorrere e condividere.
Riteniamo che l’educazione alle pari opportunità debba attraversare trasversalmente ogni insegnamento per contribuire alla fondamentale formazione di identità libere e consapevoli, di cittadine e cittadini che abitano un Paese democratico con responsabilità, diritti, doveri e opportunità pari.
La trasversalità dell’insegnamento dell’educazione civica sposa la trasversalità dell’educazione alla differenza di genere e alle pari opportunità.
Intendiamo aprire spazi di riflessione in diversi ambiti disciplinari, declinabili come percorsi di cittadinanza pari, attraversando tutti e tre i nuclei tematici proposti dalla Legge 20 agosto 2019, n. 92 sull’“Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”.
L’iniziativa si colloca in un percorso permanente di
formazione-docenti per la parità avviato dal 2014/2015 da Fnism
–Catania in collaborazione con l’IIS”Vaccarini” di Catania.
Pubblicheremo su questa pagina materiali di formazione, informazioni ed indicazioni organizzative.

La Fnism e l'Assessorato alla Pubblica Istruzione e alle Attività e Beni Culturali del Comune di Catania promuovono l'iniziativa
1. Le donne nell'opera di Sciascia
2. Giustizia e impegno civile
3. Mafia e politica
4. Sciascia e la Sicilia
5. Scienza e letteratura nell'opera di Sciascia
6. l'opera di Sciascia tra letteratura e cinema
Le opere prodotte rientreranno in una delle seguenti tipologie:
a) SCRITTURA: racconti, recensioni, articoli di giornale, saggi
b) Fumetti, dipinti o sculture
c) Creazione di un gioco
d) Cortometraggio o produzione multimediale
Le opere prodotte saranno raccolte e presentate in occasione di una manifestazione che si terrà all'inizio di maggio in rete o, qualora fosse possibile, al Palazzo della Cultura di Catania.
Per chiarimenti e informazioni:
pina.arena@mail.com
sabrina.murabito@comune.catania.it
Oltre alla lettura integrale di un'opera di Sciascia o di brani antologici selezionati secondo il tema scelto tra quelli proposti, suggeriamo una breve bibliografia tratta dal sito della Treccani:
Per la vita e l’itinerario intellettuale di Sciascia si vedano la biografia di M. Collura, Il maestro di Regalpetra. Vita di L. S., Milano 1996, e varie monografie, tra cui: C. Ambroise, Invito alla lettura di L. S., Milano 1974 (aggiornato al 1989); A. Di Grado, L. S., Marina di Patti 1986; M. Onofri, Storia di S., Roma-Bari 1994 e 2004; G. Traina, L. S., Milano 1999; G. Lombardo, Il critico collaterale. L. S. e i suoi editori, Milano 2008; E. Macaluso, L. S. e i comunisti, Milano 2010; P. Milone, S.: memoria e destino. La musica dell’uomo solo tra Debenedetti, Calvino e Pasolini, Caltanissetta-Roma 2011; I. Pupo, In un mare di ritagli. Su S. raro e disperso, Acireale-Roma 2011. Dal 2011 l’Associazione Amici di L. Sciascia promuove la rivista di studi sciasciani Todomodo e la collana Sciascia scrittore europeo.
SITI:
http://www.fondazioneleonardosciascia.it/
https://www.amicisciascia.it/
https://www.ilmessaggero.it/televisione/leonardo_sciascia_nascita_morte_rai_figlia_programma_celebrazioni-5684679.html
VIDEO:
https://youtu.be/RPm1vzgyobk
https://youtu.be/Lh4DC39FmNU
https://youtu.be/kHvL5MB-PtU
https://youtu.be/G3hopSuRBlU
https://youtu.be/GldEtGUKws0
https://youtu.be/jTELvpJqwtY
https://youtu.be/QUsLdAGS-Eo
I ragazzi hanno letto articoli di giornale e analizzato pubblicità che chiamavano in causa soprattutto i maschietti. Sì è originato un dibattito e sono uscite dolorose esperienze personali di due ragazze che hanno voluto parlare della propria esperienza per far capire ai compagni che cosa avevano provato in alcune occasioni.
Per questo insieme al prof. di sostegno che è anche psicologo abbiamo pensato ad un circle time di riflessione sull'argomento prima di Natale. Intanto tutti hanno scritto un testo in forma di lettera indirizzato a una delle donne di cui abbiamo conosciuto la storia attraverso i giornali e hanno selezionato una frase significativa del testo.
Prendono la parola i ragazzi dell'Istituto Penitenziaro Minorile di Acireale, in un percorso guidato e coordinato dalla professoressa Rita Stivale.
La prof. lo descive così:
"Anni pochi ma pesanti.
Vite problematiche alle spalle.
Futuro difficile.
Sono ragazzi di un Istituto Penale Minorile
Stanno facendo un percorso tra colpa e perdono.
Ma chi fa male ad una donna non merita perdono: che almeno rifletta, si alzi in piedi e la rispetti sempre."
"La parità di genere è uno degli obiettivi che la nostra società deve perseguire. Anche l’Agenda 2030 dell’Onu lo considera come uno dei 17 goals fondamentali da raggiungere alla fine di questo decennio. E’ una sfida di civiltà, in un mondo in cui le donne sono ancora vittime di molti uomini e di molti comportamenti sociali. Ne abbiamo parlato con lo scrittore Daniele Zito e con la Presidente del Centro Antiviolenza Thamaia."
Due incontri da non perdere .
https://studentireporter.it/redazione-5asa-vaccarini/